Resoconto serata PAT – 08/04/2010
Resoconto serata sul PAT – 08 aprile 2010
Viene qui riproposta una sintesi delle principali tematiche esposte nel corso della serata tenutasi presso la Biblioteca Comunale di Trebaseleghe in data 08 aprile 2010 nel corso della quale sono state spiegate le caratteristiche del PAT e le principali modifiche che introduce rispetto al Piano Regolatore.
Oltre a ciò sono state brevemente presentate le variazioni apportate dall’attuale amministrazione rispetto a quanto precedentemente definito dalla giunta Lamon.
Premessa
Il Piano di Assetto Territoriale (PAT) è uno strumento introdotto dalla legge urbanistica Veneta a partire dal 2004 che, assieme al Piano degli Interventi (PI), sostituisce il Piano Regolatore (legge 61/85), introducendo nuovi concetti o modificando quelli precedentemente individuati. Dunque, semplificando, PAT + PI = Piano Regolatore.
Il PAT rappresenta uno strumento di pianificazione, analisi e verifica urbanistica e territoriale che permette di regolare gli interventi di larga scala previsti sul territorio comunale, senza voler risultare troppo specifico in termini di interventi da eseguire. Ha una validità di 10 anni e si limita a definire le caratteristiche dei progetti e ad individuare norme e criteri per regolamentare gli interventi in campo urbanistico ed edilizio, sia pubblici che privati.
Non solo, il PAT mira anche a definire le linee guida per le indagini e le analisi da svolgersi preliminarmente e periodicamente ai progetti, verifiche definite all’interno della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), secondo la direttiva europea vigente.
Accanto al PAT sono previsti anche il Piano degli Interventi e il Piano di Assetto Territoriale Intercomunale (PATI). Il primo rappresenta lo strumento di dettaglio che approfondisce gli aspetti tecnici e progettuali degli interventi e ha validità di 5 anni. Di fatto traduce sul piano attuativo tutti gli indirizzi contenuti nel Piano di Assetto Territoriale. Il secondo, previsto dalla legge regionale Veneta, permette di allargare il PAT alle realtà comunali limitrofe; questa novità introdotta contestualmente al PAT, si è tuttavia rivelata un flop ed è stato usato solo raramente.
Un’ultima novità introdotta con il PAT è la possibilità, per i cittadini, di adottare l’articolo 6 per la cessione di terreni tra pubblico e privato con trattazione in via preferenziale per le espansioni (ad esempio, a Silvelle, per l’ampliamento degli impianti sportivi, a S. Ambrogio per il “museo dell’acqua”, a Trebaseleghe per l’area vicino a Villa Tomè).
Valutazione Ambientale Strategica (VAS)
La VAS definisce gli argomenti, gli ambiti, i criteri per la sostenibilità degli interventi. Consente quindi di specificare ciò che deve essere verificato e analizzato preliminarmente e in corso d’opera, con periodicità ben definita (ad esempio la qualità dell’aria, il carico potenziale trofico del terreno, il rapporto tra verde pubblico e le aree edificate). Qualora uno o più dei criteri individuati non venga rispettato è necessario rivedere la pianificazione del progetto. A tal scopo, la VAS definisce anche competenze e le responsabilità per la verifica: alcuni criteri possono venir controllati dal comune stesso, altri da enti terzi (ad esempio l’ARPAV).
Oltre a ciò, la VAS prevede anche momenti e occasioni per creare confronto tra cittadini e privati: si tratta di passaggi obbligati e verbalizzati che permettono di illustrare gli interventi previsti e di raccogliere eventuali osservazioni o suggerimenti. Questa rappresenta una novità rispetto al piano regolatore e costituisce uno strumento di concertazione e, al contempo, un’occasione per informare o disinformare i cittadini.
Piano di Assetto Territoriale (PAT)
Nonostante sia stato introdotto a livello regionale a partire dal 2004, in sostituzione al consolidato piano regolatore, il PAT rappresenta ancora una sorta di sperimentazione per la pianificazione e la regolamentazione degli interventi di edilizia e urbanistica nel territorio comunale.
Va sottolineato il fatto che la sua introduzione è stata effettuata basandosi su una situazione non aggiornata del territorio veneto. Tale mancanza, voluta o meno, ha fatto sì che il PAT non partisse da un aspetto urbano aggiornato sulla base di rilevazioni aero-foto-geometriche confrontate con catasti e cartografia del piano regolatore. In questo senso, la sua introduzione è minata da una grave lacuna (voluta?) che va a ridurne la sua efficacia: mentre con il piano regolatore venivano effettuate proiezioni in base alla situazione territoriale, alla crescita demografica e alle necessità rilevate, con il PAT si parte invece da previsioni non corrette effettuate con dati non aggiornati.
Nonostante la presenza di catasti e di sistemi informativi territoriali intercomunali (come il SIT), a nessun comune era richiesto di fornire una situazione aggiornata del territorio. Di conseguenza non sono stati investito tempo e risorse in tale attività con il risultato che, ad esempio, le cubature inizialmente previste nel PAT risultassero incorrete e tutte da verificare.
A ciò va unito il fatto che il piano regolatore risultava poco attendibile nel descrivere la situazione territoriale delle aree rurali e agricole.
Dati statistici Trebaseleghe
Nel corso della serata sono stati forniti dati relativi alla situazione territoriale e allo sviluppo demografico del comune di Trebaseleghe.
I dati sono stati ottenuti da uno studio condotto dal prof Rosato sulla base di rilevazioni statistiche e censimenti.
Dal 1970 al 1990 la riduzione dell’estensione dei territori ad uso agricolo rispetto a quelli destinati ad uso urbanistico residenziale si assesta attorno al 10%; successivamente aumenta vertiginosamente. L’estensione del terreno agricolo del nostro comune è attualmente attorno al 70%.
Sempre dal 1970 al 1990 si assiste poi ad una riduzione delle persone occupate nell’agricoltura, passando dal 60 % al 3 % circa. Tuttavia, il numero delle aziende agricole è rimasto pressoché inalterato, questo grazie anche all’aumento della meccanizzazione dei processi e al fenomeno del contro terzismo, ricorrendo cioè a personale esterno per le coltivazioni e l’allevamento.
Tale fenomeno, ben diverso da quanto accaduto nei comuni limitrofi al nostro, unito all’aumento del valore fondiario dei terreni, ha portato ad un’alta frammentazione dei territori e ad una riduzione del reddito derivante da attività agricole.
In questo senso negli ultimi anni si è progressivamente venuto a creare un circolo vizioso che ha portato i piccoli proprietari a vendere i propri terreni agli allevamenti in espansione e che avevano necessità di spazio per ampliarsi o per distribuire liquami e rifiuti. La conseguenza ovvia di tale processo è stata l’espansione di pochi grossi allevamenti tanto elevata che, ad oggi, nel nostro comune, si contano circa 30000 capi di bestiame.
Aree territoriali Omogenee (ATO)
In precedenza, con il piano regolatore, il territorio comunale veniva suddiviso in Zone Territoriali Omogenee (ZTO), zone definite in base alla loro locazione. Ad esempio, erano individuate zone A nel centro, zone B e C vicino al centro, zone E per le aree agricole …
A ciascuna di queste veniva poi associato un certo Indice di Capacità Edificatoria in relazione alla superficie e alle proiezioni di sviluppo, definite dal Piano regolatore.
Con l’introduzione del PAT, le ZTO vengono soppiantate dalle Aree Territoriali Omogenee (ATO). Si tratta di “zone” individuate sulla base di criteri arbitrari: alcune di queste possono essere immense, altre piccolissime, altre ancora possono comprendere una singola via. Ogni ATO viene individuata sulla base di medesime caratteristiche, problematiche, esigenze ritenute univoche, che determinano cioè una certa qual omogeneità di trattazione.
Nel nostro comune ne sono state definite 49, a loro volta riconducibili a 4 macro categorie, soprattutto per facilitare l’organizzazione e la pianificazione. Esempi di ATO sono il centro di Trebaseleghe, il centro di Fossalta, il centro di S. Ambrogio, il centro di Silvelle …
Il PAT definisce linee guida per le varie ATO al fine di stabilire Piani degli Interventi mirati e adeguati. A differenza del piano regolatore, il PAT non conferisce il diritto edificatorio: mentre prima la proprietà di un territorio situato in una certa ZTO equivaleva alla possibilità di edificare secondo indicatori ben definiti, ora è il Piano degli Interventi che definisce come, dove e chi può costruire.
Non solo, i metri cubi vengono concessi globalmente per ATO.
In questo senso, il piano regolatore e il PAT sono due strumenti non sovrapponibili.
Anziché conferire diritti edificatori, il PAT stabilisce invece dei crediti edilizi che l’amministrazione comunale può sfruttare per incentivare o limitare un certo tipo di espansione.
Per fare un esempio, per promuovere l’edilizia eco-sostenibile l’amministrazione può concedere la possibilità di costruire tot metri cubi a chi rispetta certi criteri di eco-sostenibilità e di non concederli invece a quei progetti che non li seguono.
Il diritto di costruire dipende quindi da graduatorie e bandi che permettono l’accesso ai metri cubi disponibili per singola ATO.
Cambia quindi l’approccio all’urbanistica e all’edilizia in quanto il possesso di un terreno non equivale a diritto di costruzione. Di fatto, si cerca di limitare la speculazione edilizia.
Zone Agricole
Nel PAT previsto dalla precedente amministrazione le zone agricole sono state definite come ATO 5: queste ultime sono state calcolate a partire dalle zone Istat ricavate nel corso dei censimenti confrontando poi i dati con studi agronomici.
In linea di massima coincidono con le precedenti ZTO di tipo C1E (zone di completamento in area agricola).
Si è poi proceduto all’introduzione del concetto di città diffusa, ovvero di aree in zone agricole da considerarsi edificabili poiché aventi caratteristiche similari a quelle di piccoli borghi.
Per le ATO 5 sono definiti specifici criteri per l’ampliamento (fino al 20%) e la costruzione di nuovi edifici (fino a 600 m cubi, con proprietà del fondo di 5 anni, non vendibile per almeno 20 anni) oltre che nuove norme per il rispetto dell’ambiente e della conformazione territoriale (distanze da corsi d’acqua, limiti per spargimento liquami … )
Principali modifiche apportate al PAT
Le principali modifiche al PAT apportate dall’amministrazione Zanon riguardano la modifica del periodo di “non auto alienazione” per le zone agricole, che passa da 20 a 10 anni.
Inoltre è stato introdotto un termine di 10 anni per l’adeguamento, ovvero per poter costruire “come se ci fosse ancora il piano regolatore” al fine di salvaguardare le zone C1E nel passaggio da piano regolatore a PAT.
Sono poi stati rivisti i confini delle ATO5. Per definizione, i confini delle ATO sono rappresentati dai limiti individuabili sulla base delle costruzioni edificate: nella precedente versione del PAT tali confini erano rispettosi di tale criterio stabilito dal PAT, ora sono invece più laschi e allargati.
Il risultato visibile è quello di una maggior superficie compresa nell’ATO ma, di fatto, non è stato variato il numero di metri cubi edificabili: semplicemente si è concessa più ampiezza e libertà nella loro eventuale distribuzione.
L’osservazione 175, sollevata da alcuni allevatori, relativa alla possibilità di un aumento della possibilità di edificare per via di allevamenti intensivi nella zona, è stata respinta dalla regione.
L’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) inizialmente voluta dall’amministrazione Zanon è al momento sospesa e demandata al Piano degli interventi.
Sono stati eliminati dal PAT i “segni tratteggiati” che identificavano, a livello territoriale, i potenziali sviluppi per la viabilità in termini di circonvallazioni e nuove strade per deviare il traffico pesante. Il PAT, secondo l’amministrazione, non è lo strumento più idoneo per rendicontare queste indicazioni di via.
In merito alla riqualificazione delle aree industriali è stato poi criticato il fatto che “il PAT non dovrebbe dire di spostare le aziende dalle aree residenziali a quelle produttive”. Questo soprattutto in relazione alla riqualificazione prevista per le aziende Pepper, Sedoff, Vinicola Sacchetto (anche se non sono le uniche). Il PAT invece, per definizione, specifica questa organizzazione territoriale indicando inoltre che è compito dell’amministrazione incentivare tali spostamenti (che sono previsti per legge), definendo opportuni Piani di Intervento. L’obiezione mossa dall’attuale amministrazione Zanon è stata respinta dalla regione.
Per ulteriori informazioni:
Piani OnLine – PAT di Trebaseleghe







