Prima i Bambini
Nelle scorse settimane, i Comuni di Montecchio Maggiore, di Adro e di Verona hanno dato forti segnali di fermezza e di intolleranza verso quelle famiglie morose che non avevano pagato la retta al Comune per il servizio mensa o per il servizio di trasporto scolastico.
Sicuramente pagare un servizio è dovere di ogni cittadino. E nel caso di un minore è il genitore a dover farsi carico del pagamento del servizio di cui beneficia il figlio.
La nostra Costituzione all’articolo 53 afferma che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Ne consegue che le imposte sono più alte quanto maggiore è la capacità contributiva e quindi in caso di situazioni di difficoltà da parte dei cittadini, trovano applicazione i principi di solidarietà sociale e di eguaglianza sostanziale.
Essere cittadini di un paese comporta osservare le leggi, quindi anche pagare un servizio, ma richiede pure il rispetto del principio di Solidarietà, uno dei valori fondamentali su cui si fonda ogni società civile.
Anche riguardo alla mensa scolastica, dunque, i genitori dei bambini hanno il dovere di pagare questo servizio in base alla loro capacità contributiva. Laddove questo non avvenga, quali possono essere le iniziative che un Comune deve attuare?
Il sindaco può anticipatamente verificare la situazione economica delle famiglie tramite i servizi del comune (servizi sociali, ufficio finanze…) e chiamando direttamente le famiglie a colloquio. Il Comune deve avvisare dell’eventuale sospensione del servizio se il mancato pagamento non è dovuto a problemi economici o proporre il pagamento dilazionato o far intervenire i servizi sociali, oppure il comune stesso può ricorrere ai fondi in bilancio destinati all’assistenza sociale.
Prima di prendere decisioni così importanti i cui effetti ricadono direttamente sui bambini, è necessario coordinarsi con l’Istituzione scolastica al fine di cercare tutte le vie alternative per risolvere il problema, come ad esempio attivare i Comitati dei genitori o contattare direttamente le famiglie per la regolarizzazione dei pagamenti.
I Comitati dei genitori o i rappresentanti di classe possono attivarsi per la raccolta di materiale didattico o la raccolta di fondi per sostenere le famiglie in difficoltà, possono creare una collaborazione per sensibilizzare le famiglie ad un uso attento del denaro definendo le priorità tra l’acquisto, ad esempio, dei buoni mensa e l’acquisto di prodotti costosi ma non indispensabili, come il cellulare o l’ultimo gioco della play station…
Qualsiasi sia la situazione da affrontare vanno pensate azioni, vanno prese decisioni nel pieno rispetto del minore. La Convenzione dei Diritti dell’Infanzia all’articolo 2 dice che “gli Stati adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori...”.
E all’articolo 3 afferma che “in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente. Gli Stati si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati…”
Quindi, da quanto affermato anche nella Convenzione, prima di tutto si pongono il rispetto e la tutela del bambino, dei suoi bisogni, della sua persona, qualsiasi sia la situazione da sanare.
Privare un bambino di un pasto uguale a quello dei propri compagni attua una situazione concreta, reale, di vissuto che lo pone in uno stato di diseguaglianza e di incomprensibile distinzione di status, laddove deve regnare nel modo più completo possibile la cura, il rispetto e l’uguaglianza. I bambini che si sono trovati per pranzo il panino anziché il piatto del primo e del secondo, forse non sapendo nemmeno il perché, hanno avuto addosso gli sguardi sorpresi dei compagni, vivendo una situazione di diversità, di inferiorità per loro discriminante e stigmatizzante…
Fortunatamente gli insegnanti e i compagni stessi hanno saputo recuperare immediatamente la situazione condividendo il loro cibo e riportando in primo piano i valori della solidarietà e della protezione…
A quanto pare, noi adulti abbiamo molto da imparare dai più piccoli.
Anche se sempre e comunque spetta a noi adulti aver cura, protezione e rispetto dei bambini.
Donatella L. – la redazione
Per approfondire, leggi la Lettera di un Impreditore di Andro







