La salute non è una merce
Riportiamo qui di seguito una lettera giuntaci dal Dott. Maurizio Nazari:
I servizi sanitari nel mondo non sono realtà definite una volta per tutte: tra i vari modelli, c’è quello dove è preponderante un sistema privato efficiente, come negli USA, e quelli dove è preponderante un servizio pubblico efficiente, come nei paesi scandinavi.
Oggi la Sanità italiana è lontana dagli standard che l’avevano portata ad essere considerata una tra le migliori del mondo.
L’Euro Health Consumer Index (EHCT) colloca il nostro sistema sanitaria al 15° posto tra i 31 paesi europei considerati (sondaggio pubblicato 29/09/2009).
La sanità nel Veneto impegna l’81 % del bilancio regionale.
I buoni principi fondanti che hanno ispirato la nostra sanità sono:
Costituzione Italiana art 32: “ La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”
Legge 833 del dicembre 1978 riforma istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale (SSN)
Legge 229 del 19 giugno 1999 Riforma ter (Gazzetta Ufficiale n° 165 16 luglio 1999)
Art. 8 bis comma 2: “I cittadini esercitano la libera scelta del luogo di cura e dei professionisti nel ambito dei soggetti accreditati (…). L’accesso ai servizi è subordinato all’apposita prescrizione, proposta o richiesta compilata sul modulario del Servizio Sanitario Nazionale.
Art 15 quinques comma 3: “Per assicurare un corretto ed equilibrato rapporto fra attività istituzionale e corrispondente attività libero professionale e al fine anche di concorrere alla riduzione progressiva delle liste d’attesa, l’attività libero-professionale non può comportare, per ciascun dipendente, un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per i compiti istituzionali
(…) l’attività istituzionale è prevalente rispetto a quella libero-professionale”
La legge dunque dice che i cittadini hanno il diritto, con l’impegnativa (quella rossa del medico di famiglia), di farsi visitare nella struttura che preferiscono (ospedale o casa di cura convenzionata) e dal medico specialista che preferiscono; tutti i medici, primari compresi, infatti devono fare almeno il 50% delle visite con l’impegnativa (il così detto “regime istituzionale”).
Legge 266 del 23 dicembre 2005 (legge finanziaria)
Art 1, comma 280, lettera c: “Fermo restando il principio di libera scelta da parte del cittadino, il recepimento, da parte delle unità sanitarie locali, dei tempi massimi d’attesa, in attuazione della normativa regionale in materia…”
Conferenza Stato e Regioni del 28 marzo 2006
La conferenza sancisce l’intesa tra il Governo e le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul piano nazionale di contenimento dei tempi d’attesa per il triennio 2006-2008, in cui si ribadisce:” Fermo restando il principio di libera scelta del cittadino…”
La legge quindi riconferma il diritto di libera scelta garantito dalla riforma sanitaria 229/ 1999 e la Regione Veneto si impegna a garantirlo: in pratica vuol dire che si può scegliere, con l’impegnativa, il luogo di cura e il professionista nelle strutture pubbliche e convenzionate.
Allora perché i centro di prenotazione (C.U.P.) hanno l’ordine di dire che con l’impegnativa non si può scegliere il professionista, e che per scegliere lo specialista bisogna andare nell’ambulatorio a pagamento?
D.P.C.M. del 27 Marzo 2000
ART 2 (Attività libero-professionale)
comma 4
“L’attività libero-professionale(…) viene erogata nel rispetto dell’equilibrio tra attività istituzionali e libero –professionali (…) La valutazione può essere riferita anche alla tipologia e alla complessità delle prestazioni”
Art. 10 (Riduzione liste di attesa)
comma 2
“ Per la progressiva riduzione delle liste d’attesa, il direttore generale, avvalendosi del collegio di direzione:
a) programma e verifica le liste di attesa con l’obiettivo di pervenire a soluzioni organizzative, tecnologiche e strutturali che ne consentano la riduzione
b) assume le necessarie iniziative per la razionalizzazione della domanda
c) assume interventi diretti ad aumentare i tempi di utilizzo delle apparecchiature e ad incrementare la capacità di offerta dell’azienda”
comma 3
“L’attività professionale (…) se svolta in regime libero-professionale, deve essere finalizzata alla riduzione dei tempi d’attesa. A tali fini nell’autorizzare lo svolgimento dell’attività l’azienda valuta l’apporto dato dal singolo dirigente all’attività istituzionale e le concrete possibilità di incidere sui tempi d’attesa”
La legge ribadisce che la libera–professione è uno strumento che il Direttore Generale può concedere ai medici per abbattere le liste d’attesa e la legge dà al Direttore Generale e al Collegio di Direzione gli strumenti normativi per organizzare in modo efficiente il lavoro (sia negli ospedali che nelle case di cura private convenzionate) in modo da aumentare l’offerta di prestazioni con l’impegnativa, per abbattere le liste d’attesa. La legge, introducendo il principio di libera scelta del cittadino, dice che tutti i medici, primari compresi, devono essere singolarmente valutati per l’apporto che danno all’attività istituzionale riguardo sia alla tipologia che alla complessità delle prestazioni.
Legge 120 del 3 Agosto 2007 (Gazzetta Ufficiale n° 181 6 agosto 2007)
Art 1 comma 4 lettera g: “progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera – professione intramoenia, al fine di assicurare che il ricorso a quest’ultima sia conseguenza di libera scelta del cittadino e non di carenza nell’organizzazione dei servizi resi nell’ambito dell’attività istituzionale”
Dunque la legge dice che i tempi d’attesa per una prestazione a pagamento e una prestazione con l’impegnativa devono essere sostanzialmente simili; spetta ai Direttori Generali, ai Capi dei Dipartimenti e ai primari organizzare il lavoro nelle proprie aziende, dipartimenti e reparti in modo che si verifichino le condizioni previste dalla legge.
Daniela Minerva, giornalista esperta di sanità, dedica il suo ultimo libro “La Fiera della Sanità” ai suoi nipoti: “a Nanni e Titto, che Dio gli conservi il Servizio Sanitario Nazionale”.
In sanità girano tanti soldi, che fanno gola. Lentamente un diritto sta diventando una merce.
Dott. Maurizio Nazari








ottimo post
Leggendo la lettera mi pare che ci sia un diritto alla libera scelta di ogni cittadino del medico da cui farsi visitare e con il quale instaurare un rapporto di fiducia .(anche se non paga )
Come mai invece accade il contrario ?
Alla luce dei richiami normativi esposti credo che sia giusto e doveroso attivare una campagna informativa a tutti i cittadini e richiedere ciò che è un diritto garantito dalla legge (almeno per ora ! )
Grazie al Dott Nazari !