Il dramma del terremoto in Giappone con il suo carico di morti e distruzione porta con sé la catastrofe alla centrale nucleare di Fukushima riaccendendo anche in Italia il dibattito sull’energia dell’atomo.
Come saprete, dal 2009, il governo Berlusconi ha deciso il ritorno dell’Italia al nucleare, praticamente senza tenere minimamente in considerazione l’esito delreferendum tenutosi nel 1987, dopo Chernobyl: solamente 21 milioni di voti CONTRO il nucleare!!!
L’obiettivo sostenuto dal governo è ambizioso: far sì che, nel 2020, il 25% dell’energia nazionale sia prodotta dalle nuove centrali atomiche in modo da differenziare le fonti di approvvigionamento. Tradotto in numeri significa creare altre 7/8 centrali sparse per il territorio italiano.
Considerando i requisiti per l’installazione (territorio non sismico, accessibilità, infrastrutture, disponibilità di acqua) è facile ipotizzare uno scenario con reattori in Pianura Padana. Ma, sebbene siano stati individuati 2 siti, in provincia di Rovigo e di Verona, non saranno realizzate centrali in Veneto. Parola di Luca Zaia. Il quale però si dimentica che, a Roma, da ministro, lui stesso ha votato a favore del ritorno al nucleare.
E i partiti attualmente in parlamento come si schierano?
Favorevoli al nucleare sono il PDL (come ribadito dalla ministra Prestigiacomo, “non dobbiamo farci prendere dall’emotività“), Lega Nord (dopo il voto favorevole in parlamento e in Conferenza Unificata Stato-Regioni il Senatur proclama che “decide il territorio“), UDC (“Sono nuclearista e contrariamente a molti non ho cambiato idea”,ammette Casini).
Indecisi invece quelli di Futuro e Libertà.
Tra i contrari al nucleare troviamo invece PD, IDV,Radicali, più altri partiti non in parlamento (Sinistra e Libertà, PDCI, Rifondazione Comunista, Verdi, Movimento Cinquestelle …).